sabina guzzanti
Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Non voglio andare all’estero perché sono disperata, ma perché mi disgusta il modo di lavorare in questo paese. L’ipocrisia mi infastidisce. Però, penso anche che, se tutti i talenti emigrano, l’Italia poi resta senza creatività.

Racconta a Lei Style Sabrina Guzzanti. Che sogna un invito al Festival di Sanremo, cura con dedizione il suo blog, spera di tornare in tv e non vuole parlare d’amore. Ma ci svela un segreto.

Provieni da una famiglia di attori, tu, tuo fratello e tua sorella: è un DNA familiare?

«Io non credo nel DNA familiare, penso che ci abbiamo lavorato tutti, siamo anche portati, e non nego che risultiamo bravini.»

Che tipo di artista sei?

«Ho iniziato nel modo canonico, frequentando l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, a 22 anni comincio a guadagnare i primi soldi e mi sembravano tantissimi! Erano in cui della politica non interessava a nessuno, poi nel 1992/93 con “Mani pulite” scoppia una strana rivoluzione e viro verso la satira politica, che trova un pubblico prima inesistente».

Cosa significa fare satira?

«Esplorare confini e non essere ingabbiati da quello che si può o meno dire. Ricordo che i funzionari Rai a me ragazzetta dicevano “Ma lo sai che quel politico è la persona più potente d’Italia?”».

Il Web aiuta gli artisti censurati, a cui chiudono i programmi?

«Onestamente no! E lo dice una sulla cui persona sono state dette falsità ignobili. Potrebbe aiutare se la gente utilizzasse la rete per documentarsi. Invece si sta sui social, trappole che rendono impotenti e divisi ci si piega a mezzucci per avere il premietto di un like in più. Sappiamo bene che a livello cerebrale, questo tipo di consenso superficiale scatena la dipendenza da dopamina, che porta oltre a assuefazione, una sorta di irreggimentazione. Questi sono criteri di mercato, non certo di libertà: i sociale come Facebook non sono mezzo di espressione, ci vogliono tutti uguali e inquadrati!».

Nel 2014 hai fatto il film La trattativa Stato-Mafia.

«In realtà è un film documentario, formula che aiuta un doveroso racconto di verità, a cui ho lavorato per quattro anni. È stato al festival del cinema di Venezia, inutile dirlo fuori concorso, anche se poi mi ha premiato l’incasso al botteghino».

E la tua esperienza del tg satirico Tg porco?

«Io sono Buddista e vivo con una sorta di compassione il fatto di dovere deridere qualcuno. Sarei felice se si evidenziassero le mie parti oscure, in quanto mi aiuterebbero nella conoscenza. Non è così per quelli che sono oggetto del mio schermo, mai fine a se stesso, ma frutto di indagine: non apprezzano e vogliono andare avanti così».

Un titolo forte.

«Anche lì! Tg porco è un titolo imperfetto, però se si parla di nefandezze vuoi avere i guanti di velluto? Invece pure in rete mi hanno attaccato, e i più disattenti hanno pensato a trame hot! Nasce dal lavoro di una squadra appassionata, finanziata dal crowdfunding: tutti animati dalla voglia di fare satira e prendere il giro il mondo del giornalismo, attaccabile perché sottomesso finanziariamente».

Ora dove ti si può seguire?

«Ho il mio blog, dove scrivo e curo l’ufficio stampa. Leggo tutte le mail che ricevo e rispondo a quelle che ritengo interessanti».

In Italia è sempre più complicato vivere.

«Premetto che esiste una crisi a livello mondiale della democrazia, e chi viaggia se ne accorge. Il tran tran delle ipocrisie mi annoia, invoco più serietà, e medito di lasciare l’Italia».

Dove vorresti andare?

«Non so esattamente dove, e se avessi individuato un posto non te lo direi! Non voglio andare via perché sono sono disperata, ma perché annoiata e disgustata dal modo di lavorare in questo Paese. Magari non riesco a trovare condizioni adeguate altrove e sono costretta a restare, anche se non trovo giusto mollare per il pubblico: se tutti i talenti vanno via, qui non resta nessuno. Gli artisti abbandonano, i giovani laureati emigrano e la nazione resta deprivata dalla creatività e dal talento».

Andresti a Sanremo a fare la comica?

«Sì! Ma finora non mi hanno chiamato e non posso propormi da sola, non funziona così. Non mi contatteranno perché significherebbe che è successo un miracolo e una certa Italia ha vinto, mentre i tempi sono prematuri a un cambiamento».

Si ha speranza di vederti a breve in tv?

«In realtà, e incrociamo le dita, sono previste quattro puntate commemorative per il ventennale de La tv delle ragazze».

Programmi che chiudono e contratti non rinnovati.

«Significa essere scomodi. Quando vedo la comicità in tv verso politici che si guardano e ridono mentre sono derisi, capisco che c’è connivenza. Quel ridere è a servizio della politica e aiuta il personaggio: io vengo cacciata perché fare satira è denuncia. Ed è un riso amaro che fa riflettere».

Il tuo modo di fare cinema qual’è?

«Uguale al teatro e alla tv, anche se il cinema mi appassiona di più. Pur volendo tornare sul piccolo schermo, dico ai nostalgici che mi scrivono e fermano per strada che non c’è pericolo! I film e i documentari da me scritti, girati e prodotti, mi servono per raccontare ciò che gli altri mi vietano: trovare un produttore è impensabile!»

Una scelta coraggiosa.

«Ma mi sono stufata di lavorare per hobby! Per finanziarmi uso tutti i guadagni delle tourneé teatrali. Le maestranze le pago fino all’ultimo euro, costringendomi a rinunciare alla mia busta paga».

Che tipo di persona sei?

«Molto morigerata, priva di vizi! Ed è la mia salvezza, diversamente mi avrebbero fatta a tocchetti! Non ballo sul cubo nuda in discoteca, non faccio orge, non sono scambista, non mi drogo. Si rischia di essere annientati dal tedio. In Italia se si vuole distruggere una persona, si comincia a pescare nel torbido e dal mio mare privato non abbocca scandalo alcuno!»

Sei innamorata?

«Non se ne sa nulla, detesto parlarne».

Cosa ti diverte?

«Fare le cose che mi piacciono: scrivo, recito, leggo, lavoro. È di una libertà assoluta».

Progetti?

«Sto scrivendo di fantascienza e desiderio di evasione, in realtà di verità sadica dono sono previsti sacrifici umani! Si dice “peggio di così non può andare!” Invece il peggio è proprio in agguato».

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Lascia un commento